BIOGRAFIA di
LEWIS CARROLL
Charles Lutwidge Dodgson


 

"- Alice: Per quanto tempo é per sempre?
- Bianconiglio: A volte, solo un secondo."
 
"Qui devi correre più che puoi per restare nello stesso posto. Se vuoi andare da qualche parte devi correre almeno il doppio."

 

Lewis Carroll, pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson (Daresbury, 27 gennaio 1832 - Guildford, 14 gennaio 1898), è stato uno scrittore, matematico, fotografo e logico britannico.
È celebre soprattutto per i due romanzi "Alice nel Paese delle Meraviglie" e "Attraverso lo specchio e quel che Alice" vi trovò, opere che sono state apprezzate da una straordinaria varietà di lettori, dai bambini a grandi scienziati e pensatori.
Fra gli autori che hanno dichiarato di considerare Alice come una fonte di ispirazione per le loro opere si possono ricordare James Joyce, Jorge Luis Borges e John Lennon. In molti paesi del mondo esistono club e società di estimatori di Carroll.
A Lewis Carroll è dedicato un importante premio per la letteratura per ragazzi, il Lewis Carroll Shelf Award.
Nato a Daresbury, nel borough di Halton (Cheshire), Charles Dodgson proveniva da una famiglia di ascendenza irlandese. Anglicana e conservatrice, la maggior parte dei Dodgson apparteneva a una delle due professioni tipiche della borghesia medio-alta dell'epoca: l'esercito e la chiesa.
Il padre di Charles fece una moderata carriera nella Chiesa; pubblicò alcuni sermoni, tradusse Tertulliano, divenne un arcidiacono della Cattedrale di Ripon.
Nei primi anni della sua vita, Charles studiò a casa, con un precettore.
Il registro delle sue letture, conservato dalla famiglia, testimonia quanto il bambino fosse precoce; all'età di soli sette anni lesse il romanzo allegorico religioso Il pellegrinaggio del cristiano (The Pilgrim's Progress, 1678) di John Bunyan.
A dodici anni Charles fu mandato a studiare presso una scuola privata a Richmond, dove pare si sia trovato a suo agio.
Decisamente meno felice fu alla Rugby School, alla quale passò nel 1845.
Dodgson lasciò la scuola di Rugby nel 1850, iscrivendosi nel gennaio successivo alla vecchia scuola di suo padre, la Christ Church di Oxford.
Vi era entrato da appena due giorni quando ricevette la notizia che sua madre era morta di "infiammazione del cervello" (forse meningite o un ictus).
Gli fu successivamente conferita una cattedra in matematica, che tenne per quasi tutta la vita (26 anni); ma è noto che trovasse l'insegnamento privo di stimoli, e che nelle sue lezioni regnasse l'apatia.
Nel 1856, Dodgson iniziò a interessarsi alla neonata arte della fotografia, alla quale fu introdotto dapprima da uno zio, e più tardi da Reginald Southey (un amico alla Oxford) e il famoso pioniere della fotografia Oscar Rejlander.
La fotografia si rivelò uno strumento ideale per esprimere la sua filosofia personale, centrata sull'idea della divinità di ciò che Dodgson chiamava "bellezza": uno stato di grazia, di perfezione morale, estetica e fisica.
Dodgson trovava questa bellezza nel teatro, nella poesia, nelle formule matematiche e soprattutto nella figura umana.
In seguito, giunse a identificare questa idea di bellezza con il recupero dell'innocenza perduta dell'Eden.
Come ebbe a notare il suo biografo Morton Cohen, con questa visione decisamente poco vittoriana Dodgson "rifiutava il principio calvinista del peccato originale, sostituendolo con il concetto opposto di divinità innata".
La visione artistica e filosofica di Dodgson domina il suo approccio alla fotografia.
Dodgson utilizzò la fotografia anche per introdursi nei circoli sociali più esclusivi.
Fece ritratti per personaggi di spicco del suo tempo come John Everett Millais, Ellen Terry, Dante Gabriel Rossetti, Julia Margaret Cameron e Alfred Tennyson.
Smise improvvisamente di fotografare nel 1880, dopo 24 anni di attività e oltre 3000 foto.
Meno di un terzo di queste immagini sono sopravvissute; alcune sono state deliberatamente distrutte dallo stesso autore.
È andato perduto anche il diario in cui Dodgson annotava minuziosamente le condizioni in cui aveva realizzato ciascuno scatto.
Dimenticato dal 1920 al 1960 a causa dell'avvento del modernismo, Carroll/Dodgson viene oggi considerato uno dei più grandi fotografi dell'epoca vittoriana, e certamente uno di quelli che ha maggiormente influito sulla fotografia artistica moderna.
Circa 1,80 m, magro, aveva i capelli ricci e gli occhi azzurri.
A diciassette anni ebbe un attacco insolitamente tardivo di pertosse che compromise l'udito del suo orecchio destro e probabilmente contribuì ai problemi al sistema respiratorio che lo afflissero per tutta la vita.
Dodgson era certamente una persona gregaria e cercava l'attenzione e l'ammirazione del prossimo. In un'epoca in cui la capacità di cantare e persino recitare erano requisiti importanti in società, si trovava discretamente a suo agio.
Cantava abbastanza bene e non aveva paura di esibirsi in pubblico.
Era bravo a raccontare storie ed era noto per la sua abilità nell'intrattenere con arguti indovinelli e sciarade.
Era anche socialmente ambizioso e voleva a tutti i costi fare qualcosa per cui essere ricordato, inizialmente come scrittore o come pittore.
La fotografia fu forse, per lo meno all'inizio, un ripiego rispetto alla pittura, nella quale Dodgson pensava di non essere sufficientemente dotato.
Nel periodo che intercorse fra le sue prime pubblicazioni e il successo di Alice, Dodgson mosse qualche passo nel circolo dei preraffaelliti. Nel 1857 divenne buon amico di John Ruskin e Dante Gabriel Rossetti, e conobbe anche William Holman Hunt, John Everett Millais e Arthur Hughes. Fu in questo circolo che conobbe anche lo scrittore di fiabe George MacDonald.
In seguito, sarebbe stato l'entusiasmo delle figlie di MacDonald per Alice a convincere Dodgson a tentarne la pubblicazione.
Fra il 1854 e il 1856 Dodgson iniziò a pubblicare poesie e racconti su riviste a tiratura nazionale come The Comic Times e The Train, e su giornali locali come la Whitby Gazette o lo Oxford Critic.
In genere, si trattava di lavori comici, talvolta satirici.
Diversi anni prima di Alice iniziò a pensare come realizzare libri per bambini che potessero vendere bene; fra i suoi progetti comparivano libri di Natale e manuali pratici per la costruzione di marionette.
Nel 1856 pubblicò con lo pseudonimo "Lewis Carroll" una poesia romantica non particolarmente originale dal titolo Solitude, pubblicata su The Train. Il nome Lewis Carroll era una deformazione giocosa del suo vero nome: Lewis è infatti la versione inglese di Ludovicus, da cui deriva Lutwidge; Carroll è l'anglicizzazione di Carolus, il latino per Charles.
Nello stesso anno giunse alla Christ Church un nuovo rettore, Henry Liddell. Dodgson divenne ottimo amico di famiglia di Liddell e in particolare della signora e dei figli.
Con le tre figlie Ina, Alice e Edith era solito fare giri in barca e pic-nic, arrivando fino a Godstow e Nuneham. Fu durante una di queste gite, nel 1862, che Dodgson inventò le linee generali di una storia fantastica per divertire le tre bambine.
Alice Liddell lo pregò di metterla per iscritto.
Ne nacque un manoscritto intitolato Alice's Adventures Under Ground ("Le avventure di Alice sotto la terra"), che si trova oggi nella British Library (sebbene sia naturale ritenere che la Alice del titolo sia Alice Liddell, pare che ciò sia stato smentito da Dodgson).
In seguito Dodgson si decise a sottoporre il libro all'editore MacMillan, che lo apprezzò molto. Furono necessarie diverse revisioni (fra i titoli alternativi che furono considerati ci sono Alice Among the Fairies, "Alice tra le fate" e Alice's Golden Hour, "L'ora dorata di Alice"), finché nel 1865 vide finalmente la luce "Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie" (Alice in Wonderland), firmato da "Lewis Carroll" (lo pseudonimo usato nove anni prima per Solitude), con illustrazioni di John Tenniel.
Il libro ebbe un successo immediato e travolgente, e "Lewis Carroll" divenne presto un amatissimo e famosissimo personaggio pubblico, quasi un alter ego che conduceva una vita propria, parallela a quella di Dodgson.
Dodgson continuò a insegnare (fino al 1881) e rimase alla Christ Church fino alla morte, conducendo la sua solita vita; ma Carroll continuò a scrivere.
Nel 1872 pubblicò "Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò" (Through the Looking-Glass and what Alice Found There). Nel 1876 esce "La caccia allo Snark" (The Hunting of the Snark), un breve poema epico nonsense dedicato a un'altra bambina, Gertrude Chataway. Nel 1889 e nel 1893 vengono stampati i due volumi del suo ultimo romanzo, "Sylvie e Bruno" (Sylvie and Bruno).
Produzione meno nota è, certamente, quella che riguarda la sua passione per la logica e per la matematica.
Con il suo vero nome fece pubblicare una serie di trattati di logica di cui si ricordano, tra gli altri, "Euclide e i suoi rivali moderni" (1879), "Il gioco della logica" (1887), "Che cosa disse la tartaruga ad Achille" (1894) e "La logica simbolica", pubblicato nel 1894.
Carroll è soprattutto ricordato per la scoperta di un regresso, noto come Regresso di Bolzano-Carroll.
L'intelligenza fuori dal comune di Dodgson è dimostrata anche da alcune sue invenzioni.
Nel 1891 creò un sistema di scrittura detto nyctografia che consentiva di scrivere al buio, usando un codice di segni su una griglia rettangolare dotata di buchi quadrati.
Inventò anche un gioco di carta e matita, il word ladder (la "scala delle parole").
Cinque anni dopo la pubblicazione di Sylvie e Bruno, Carroll morì di bronchite a Guildford, nel Surrey, nel 1898 e è stato tumulato nel cimitero della stessa cittadina.

 
Fonti: Wikipedia, biografieonline.it  

Alice_in_Wonderland_(1903)_-_yt.webm.360p Film dedicati a Alice:








 













 






 
   




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