Decimo Capitolo – Quotidiane faccende … tra coccole e adrenalina!

Benvenuti nel Castello di Carta. Anche oggi vi lascio alle parole di Willy il Temerario, un “Cane di pura Razza Fantasia” che, in questo capitolo, ci svela la sua vera natura di lupo Alfa e la relazione che ha con la sua Umana. Una storia di profonda connessione e spiritualità animale dedicata a chi sa guardare oltre il velo della materia.

Superato, dunque, l’ostacolo della convivenza con i gatti, fu finalmente chiaro che potevo anch’io considerarmi un componente a tutti gli effetti della variopinta famiglia della mia Umana.
Avevo anche ottenuto un posto ufficiale nel suo “stato di famiglia” con tanto di codice di riconoscimento: 33TO09098!
Ne andavo veramente fiero, anche se non apprezzai molto la necessità che questo numero venisse tatuato sulla pelle della mia coscia… No, non fu proprio piacevole!!!
Comunque, dimenticai in fretta quel fastidioso momento, perché l’importante era che la mia salute stava migliorando di giorno in giorno e che con la mia umana stavo veramente bene. Sembravo persino ringiovanito e non avevo più, per citare una famosa locuzione umana, quell’aria da “cane bastonato” che avevo quando lei mi raccattò dalla strada. Quell’andatura un po’ furtiva, con la coda fra le gambe e le orecchie abbassate, era stata sostituita, camminando al suo fianco, da un’aria un po’ spavalda e da un fiero trotto. Ero ancora, per lo più, costretto a deambulare a tre zampe, per la presenza del tutore metallico che sporgeva un pò, ma tutto stava andando verso la piena guarigione.
La ferita esterna, dovuta all’intervento chirurgico, infatti, si era richiusa perfettamente e la mia bella e morbida pelliccia multicolore l’aveva, dopo circa due mesi, ricoperta del tutto.
L’umore si faceva sempre più sereno e la primavera era ormai alle porte.
La relazione con l’Umana diventava sempre più intensa e solida ma, ancora molto spesso, il mio istinto selvaggio faceva capolino prevaricando la mia buona volontà ad accontentarla nel suo desiderio di un’esistenza più pacifica.
In casa, in realtà, andava tutto bene. Mi ero presto conquistato alcune postazioni privilegiate per la cuccia, sempre comunque nel rispetto delle varie gerarchie feline prestabilite.
Ad esempio , durante la notte preferivo sistemarmi sotto il suo letto, così potevo proteggerla da vicino e nello stesso tempo ero sicuro che non potesse andarsene senza di me. Devo ammettere che mi ero così tanto affezionato a lei che, se si allontanava anche solo per pochi minuti, andavo letteralmente in ansia!
Nelle notti più fredde, dopo qualche timido azzardo, avevo ottenuto il permesso di salire sul letto e accucciarmi ai suoi piedi, per scaldarmi un po’. Sono certo che anche lei si sentiva molto più tranquilla e rassicurata sapendo di avere una guardia del corpo così attenta e premurosa come me! Neanche una mosca passava inosservata!!!
Solo che, non so come mai, io ero terrorizzato dalle mosche. Appena ne percepivo, con il mio acutissimo udito, il tipico ronzio d’ali, iniziavo a tremare come una foglia. Lei, la mia umana, non ci poteva credere:
“Willy, non capisco! Non ti fanno paura i denti di un rottweiler, ma davanti ad una mosca perdi la dignità?”
Così, se voleva dormire, era costretta ad iniziare a saltare per la camera fino a che non riusciva a scacciare la mosca fuori casa… “Certo che se tu sei il mio cane da guardia…sono proprio sistemata per bene!!!” – mi diceva con affetto mentre io mi acciambellavo vicino a lei roteando le orecchie come un radar interstellare… non si poteva mai sapere… magari quel mostro alato trovava un modo per rientrare in casa!!!

Comunque, per me che avevo sempre dormito in una piccola cuccia in un cortile, avere un letto caldo da condividere con una persona che si prendeva così tanta cura di me, era un lusso incredibile! Una vera pacchia da pascià!
Alcune volte, però, la vecchia abitudine di dormire sotto le stelle ritornava e uscivo sul terrazzo per distendermi sulle fresche piastrelle, godendomi i profumi notturni della campagna e le serenate di grilli e cicale. Ma questa faccenda alla mia umana non piaceva per niente. Le prime volte che, al mattino, mi trovò sul terrazzino, nonostante la porta-finestra fosse ben chiusa, pensò di essere stata lei a chiudermi fuori, in un momento di distrazione.
Non era mica così! In realtà, non si era accorta che avevo imparato ad usare la gattaiola, semplicemente osservando i miei amici felini andare e venire attraverso quel passaggio.
Non ci credeva affatto a quella eventualità. Poi, un giorno, lo feci proprio davanti ai suoi occhi, con tanto di suo stupore e disappunto: secondo lei non avevo il diritto di usarla a mio piacimento, come facevano i gatti, soprattutto perché sosteneva che mi sarebbero venuti i reumatismi a dormire tutta la notte sulle piastrelle fredde!
Io non capivo la necessità di sgridarmi per così poco e non sapevo cosa fossero questi “reumatismi” così tanto pericolosi, secondo lei. Non li avevo mai visti arrivare e neanche riuscivo ad immaginare come avrebbero potuto farmi del male!
Devo ammettere, però, che con l’avanzare degli anni, iniziai a percepire qualche dolorino alle articolazioni, … ogni tanto… Magari erano proprio loro… i reumatismi… più silenziosi di una mosca e più mordaci di un rottweiler… Mah?
Come si è potuto capire, nello svolgere il primo fondamentale compito che mi era stato assegnato, cioè fare la guardia, ero… quasi impeccabile!
Ma, di certo, eccellevo nel secondo, altrettanto importante e quotidiano: dare la sveglia mattutina. Indipendentemente dalle stagioni, con il caldo o con il freddo, con il sole o con la pioggia, avevo l’arduo incarico di svegliarla e di ricordarle tutte le importanti incombenze della giornata. Saltavo sul suo letto con veemenza, trotterellandole addosso e leccandole la faccia: “Dai, pelandrona, forza che è ora di alzarsi! Noi abbiamo fame. E poi, bisogna andare a fare la pipì. Ho già sentito i vicini che sono scesi con i miei colleghi!”.
“Willy, per favore, fai piano. Guarda che la mia pancia non è un campo d’atletica leggera!” – protestava pigramente.
“Dai, Willy, ho ancora sonno, fai il bravo”.
Slurp, slap, slap. “Coraggio, pigrona! Ti lavo la faccia io, così facciamo prima!”.
A questa mia offerta, finalmente si alzava e, nell’arco di un’oretta, dopo una abbondante colazione, eravamo finalmente fuori, per iniziare un’altra entusiasmante giornata.

E ogni tanto, o è meglio dire molto spesso, sull’onda di questo entusiasmo, ne combinavo una delle mie.
Tra le marachelle più innocenti si potevano annoverare brevi fughe per inseguire affascinanti cagnoline … La mia tattica per conquistarle era di sicuro efficace: alzavo il capo, indietreggiando ed alzando le orecchie, pancia in dentro e petto in fuori, avanzando al trotto sulle punte delle zampe, per slanciare la figura e sembrare più alto!
Un vero gigolò dall’irresistibile fascino canino!
Seguiva, quindi, la danza circolare per conoscersi: io annuso te e tu annusi me, fino a che i guinzagli si aggrovigliavano ben bene … con tanto di buffi e sgraziati girotondi dei nostri conduttori umani.
“… Ehm, Buongiorno… ci scusi tanto! Sa, è da poco che è con me e non sono ancora riuscita ad insegnargli le buone maniere!!!” – si giustificava la mia umana…
“Molto carina la sua cagnolina!” – aggiungeva imbarazzata, – “… Sarebbero proprio belli i loro cuccioli, se si sposassero!!!”
E certo! Quello era proprio il mio intento!!! Diventare padre e farla diventare Nonna!!!
Anche le più restie cadevano cotte di me e quando ero quasi certo di aver spuntato un appuntamento galante, mi trascinava via cercando di spiegarmi che non era elegante importunare in siffatta maniera le signorine. Uffa.. che guastafeste!
Ma ero anche bravissimo nel combinarne di “grosse”… cioe, intendo, di marachelle, … anzi, dei veri e propri “drammi della gelosia”, in pieno stile “Cavalleria rusticana”… Sempre, quando, di fronte a me, si presentavano potenziali e sfrontati rivali …
Non potevo assolutamente non sfidarlo a “singolar tenzone” e proclamando, con totale sprezzo del pericolo: “Alto là, messere! Sei con me o contro di me? In entrambi i casi, sappi, che io sarò il valoroso vincitore di questa disputa d’onore!”.
Non so proprio cosa mi suggeresse il mio livello di testosterone! Non avevo il fisico da lottatore invincibile, eppure riuscivo sempre a cacciarmi nei guai.
Il più delle volte, con la mia assoluta incapacità di valutare le dimensioni del mio rivale, mi prodigavo in furiose zuffe il cui esito era già scontato fin dall’inizio…
Beh, era una scusa per andare a trovare la dottoressa con gli occhi verdi …

E, sdraiato sul lettino veterinario, mentre mi ricuciva i vari buchi che i denti dei miei rivali mi avevano lasciavano sulla pelle, meditavo se avessi dovuto andare fiero di queste mie performaces o, piuttosto, vergognarmene un po’ …
Queste ferite ottenute in poco onorevoli battaglie, sicuramente, facevano arrabbiare e preoccupare la mia umana, perché, mi ripeteva sempre, che rischiavo di farmi troppo male e lei non lo avrebbe potuto sopportare … E sì, era proprio lei la prima ad essere innamorata di me… modestamente!
Ma nonostante mi amasse veramente, neppure nelle rare volte che avevo io la meglio, cosa che succedeva raramente, la mia umana andava fiera del mio comportamento e il suo sguardo di sdegno raggelava il mio entusiasmo…
Con evidente imbarazzo tentavo, quindi, di stemperare la tensione raspando il terreno con le zampe posteriori, per alzare un po’ di polvere alle mie spalle… boffonchiando in gola ancora qualche grugnito di minaccia… qualche spruzzatina di …ehm … pipì nei dintorni, tanto per ribadire ulteriormente il mio status di cane Alfa… e poi, col naso rivolto a terra, tiravo via la mia Umana di corsa, abbandonando velocemente il luogo del misfatto…
“Willy! Sei proprio un terremoto!!!” – così mi redarguiva la mia umana, esasperata e trafelata – “Quando imparerai ad essere più educato?”
Sovente, invece, succedeva che fosse proprio lei a porre fine alle mie discussioni in fatto di autorità con altri miei simili, sollevandomi letteralmente da terra e ripetendo le solite solfe riguardo al mio disdicevole comportamento sempre fuori luogo, secondo i suoi canoni di educazione: “Willy, faccio meno fatica a prenderti in braccio che a trascinarti via!!!”
“Sei proprio un monello incorreggibile!“
Ma come si fa a bloccare un istinto dettato dal codice genetico, ereditato da un antico e nobile lignaggio e condiviso con i cugini lupi, che ci spinge ad organizzare le nostre relazioni in base a gerarchie ben precise?
Forse che voi esseri umani, che peraltro avete le più alte possibilità per fare ciò, riuscite sempre a non lasciarvi trascinare da istinti poco dignitosi?
Ebbene, siamo tutti qui per imparare ad essere migliori, quindi possiamo tutti concederci qualche svista ogni tanto, no?
Io, personalmente, e non lo dico per vantarmi, non me ne facevo scappare una di queste sviste, mentre mi veniva ricordato proprio da lei, che ad ogni spavento che le facevo prendere con le mie scaramucce, i suoi capelli bianchi aumentavano di numero!

Ma dai! Quante storie per un po’ di adrenalina!
Continua…

Nel prossimo capitolo, Willy il Temerario ci porterà dentro una nuova avventura, tra tracce odorose e nuove lezioni di saggezza…
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La favola di Willy il temerario è tratta dal libro “Agenti speciali, alieni o angeli custodi?”.

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