Undicesimo Capitolo – Occhi color del bosco

Benvenuti nel Castello di Carta. Anche oggi vi lascio alle parole di Willy il Temerario, un “Cane di pura Razza Fantasia” che, in questo capitolo, ci svela la sua vera natura di lupo Alfa e la relazione che ha con la sua Umana. Una storia di profonda connessione e spiritualità animale dedicata a chi sa guardare oltre il velo della materia.

🔊 Novità di questo articolo: Da oggi puoi sia leggere il capitolo che ascoltare la traccia audio completa direttamente qui sotto! Buon ascolto e buona lettura!

Lei, lo avevo capito, mi sgridava per il mio bene, mentre cercava di tutelare la mia incolumità fisica nonostante sapesse bene che il mio carattere selvatico e irruente alzava le probabilità che io mi cacciassi nei guai!
Lei, ve lo posso assicurare, stava facendo di tutto per darmi una educazione di “cane per bene” … ma era veramente un compito arduo!
Lei, la mia Umana, mi amava veramente tanto ed io lo percepivo sempre di più.
Lei, la mia Umana, … ma, scusatemi… mi accorgo ora che non vi ho ancora svelato la sua identità!
E certo! Dovevo, per questione di privacy, tenere segreto il suo nome vero! Sapete, qui sto rivelando questioni molto intime e … la riservatezza è fondamentale. Diciamo, allora, che d’ora in poi, la chiamerò con un nome di copertura, uno pseudonimo per garantirle l’anonimato… E allora, d’ora in poi la chiamerò Paola, così nessuno verrà mai a sapere chi è veramente… Proprio come si fa nelle storie di agenti speciali in missione segreta…
Io, comunque, finalmente avevo imparato il suo nome, quello vero naturalmente e, quando qualcuno mi chiedeva: “Dov’è Paola?” io mi agitavo felice e mi dirigevo verso di lei, scodinzolando a 180 gradi non solo con la coda ma con tutto il sedere!!!
Ma lei preferiva di certo farsi chiamare “mamma” e, nel contempo, mi chiamava il “suo bimbo pelosetto”, oppure il “suo piumino dorato”!
Uh, che sdolcinate smancerie! Roba da far cariare i denti ad un duro come me!
Paola mi diceva che ero un vero cane di PURA RAZZA FANTASIA, unico raro esemplare della mia razza, e ne andava veramente fiera. A me piaceva la sua definizione e ne andavo fiero anch’io.
Diceva anche, con evidente orgoglio, che ero il suo “Rintintin” e lei il capitano Rusty, e che insieme avremmo avuto mille avventure. Io, sinceramente, non conoscevo questo Rintintin, ma, comunque, mi andava bene lo stesso perché lo diceva sempre con così tanta tenerezza che mi faceva pensare che fosse un tipo in gamba.

Diceva anche che la mia pelliccia era una tavolozza di colori, morbidosa e coccolosa.
In effetti, non potevo proprio lamentarmi, in quanto ad estetismi! La zona intorno agli occhi era decorata con una mascherina simmetrica nera e rossiccia, e gli occhi stessi erano contornati da una linea che sembrava tracciata da un pennellino di kajal. Era quel tocco artistico che rendeva lo sguardo seducente come un Marajà indiano. Quel bel segno nero, tanto per non farsi mancare un pizzoco di fascino in più, metteva in risalto il colore biondo delle mie le ciglia!
All’altezza dei sopraccigli due macchiette chiare mettevano in evidenza i movimenti degli occhi dando sempre una forte espressività al mio sguardo. La zona vicino al naso era, invece, bianca e decorata da intriganti lentiggini color rame e il tutto terminava, o meglio iniziava, con un tartufo nero e lucido, sempre pronto ad inseguire avventurose tracce odorose.
Le orecchie, ricoperte da uno spesso e morbido strato di pelliccia nera, ricadevano per metà della loro estensione sul davanti del muso, dondolando su e giù vistosamente soprattutto mentre procedevo nella mia andatura preferita, cioè il trotto, e donando alla mia figura e alla mia camminata un senso di leggerezza e agilità.
Sulla parte superiore del collo e sul petto il pelo si allungava e si infoltiva creando una sorta di criniera candida e morbida, che aumentava di molto il volume del mio corpo. Bianche erano le zampe anteriori, mentre il resto del corpo era colorato di nero con il sottopelo rossiccio fino alla coda, la quale però terminava con un ciuffetto bianco. Le zampe posteriori sfumavano poi in un biondo ramato.
Beh, proprio un gran bel giovanotto, non trovate?

Senza contare le mie capacità istrioniche nel ricoprire ruoli differenti e contrastanti, di volta in volta, a seconda degli obiettivi da raggiungere: dal piccolo cagnolino tanto affamato con le orecchie abbassate e gli occhioni imploranti, al più affascinante conquistatore di cagnoline, dal ringhioso bullo di quartiere al più adorabile amico dei bambini…
Spesso prendeva il mio muso tra le sue mani e mi scrutava dritto dritto negli occhi, così tanto intensamente che pareva volesse entrarci dentro. Mi chiamava OCCHI COLOR-DEL-BOSCO, perché diceva che guardandomi negli occhi le evocavo visioni di boschi di larici e betulle, antichi e profumati.

Ve l’ ho già detto che era decisamente sdolcinata, ed io distoglievo lo sguardo perché tutta questa dolcezza mi imbarazzava un po’. Avevo una reputazione da capo branco da mantenere e quindi cercavo di sfuggire a tali smancerie, anche se nel profondo mi facevano sentire bene…
E sì, se fossi stato un lupo, sarei stato un buon capo branco e con tutte le mie energie avrei difeso il territorio, garantito sicurezza e cibo a tutti e accudito con amorevoli cure il futuro del branco stesso, i lupetti nati dalle nostre unioni d’amore. Questo è l’onorevole compito di un saggio e forte lupo dominante!
Ma, anche se Paola aveva da ridire spesso sul mio comportamento rissoso e spavaldo, sono certo di una cosa: era proprio questo lato ancestrale del mio carattere, questa arcaica e fresca dignità di lupo Alfa, ad ispirarle quell’immagine romantica e quasi nostalgica di selve sterminate e profonde, ombrose e fragranti, brulicanti di vita e foriere di mille avventure…
Ricordi ancestrali di lunghe corse felpate, di respiri profondi che riempiono il petto di aria fresca e vitale, di una vita in splendida armonia con le energie della Madre Terra …
Nella piena libertà delle proprie scelte e piena consapevolezza delle proprie capacità …
E tutto questo, diceva, le succedeva ogni volta che i suoi occhi si confondevano con i miei…

Continua…
Nel prossimo capitolo, Willy il Temerario ci porterà dentro una nuova avventura, tra tracce odorose e nuove lezioni di saggezza…
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💬 MA PARLIAMO DI AGENTI SEGRETI… Anche il tuo compagno a quattro zampe ti guarda mai con quegli occhi ancestrali, capaci di farti ricordare la tua natura spirituale? Raccontami la tua storia nei commenti qui sotto, mi farebbe immensamente piacere leggerti.
La favola di Willy il temerario è tratta dal libro “Agenti speciali, alieni o angeli custodi?”.


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