Nono Capitolo – Ma allora si può!

Benvenuti nel Castello di Carta. Anche oggi vi lascio alle parole di Willy il Temerario, un “Cane di pura Razza Fantasia” che, in questo capitolo, ci svela la sua vera natura di lupo Alfa e la relazione che ha con la sua Umana. Una storia di profonda connessione e spiritualità animale dedicata a chi sa guardare oltre il velo della materia.

Ok, dovevo resistere… resistere a tutti i costi, domare il mio istinto per riguadagnarmi la fiducia della mia Umana e assicurarmi di poter rimanere in quella casa. Una casa che, nonostante la presenza di tutti quei felini stranamente cordiali, prometteva accoglienza e sicurezza anche a un “randagio incorreggibile” come me.
Nei giorni successivi, per non indurmi in tentazione, mi muovevo rasentando i muri a testa china, evitando il più possibile di incrociare lo sguardo indagatore dei miei sei futuri coinquilini (cinque gatti e un’umana). Con grande fatica, voltavo forzatamente il capo dalla parte opposta ogni qualvolta mi accorgevo di essere nel mirino di uno di loro.
’Umana, soprattutto, mi osservava con prudenza ed era sempre pronta a riprendermi non appena intravedeva nei miei occhi anche solo il più piccolo barlume di bramosia selvaggia.
Dovetti impegnarmi moltissimo. La tensione che vivevo internamente si traduceva, all’esterno, in un leggero tremolio dei muscoli delle zampe posteriori. Anche se, devo ammetterlo, la battaglia che stavo affrontando era tutta mia: i cinque gattoni non ebbero mai, e dico mai, un atteggiamento ostile nei miei confronti. E la questione, per me, costituiva un grattacapo del tutto inspiegabile.
I risultati desiderati, infine, non tardarono ad arrivare: nell’arco di due settimane imparai a trattenere il vecchio e istintivo impulso alla “caccia al gatto”.
l processo alchemico di trasformazione da Willy il Coyote a Lupo de Lupis (il lupo tanto buonino quanto carino) si era miracolosamente compiuto!
Mai avrei pensato di trasformarmi, in così breve tempo, da predatore seriale perennemente alla rincorsa di sfuggevoli prede a cagnolino domestico educato e gentile.
Ma allora si può fare! Il cambiamento è sempre possibile… se intorno a te trovi gentilezza, amore, accoglienza e comprensione.
Gli effetti della mia trasformazione non si fecero attendere: mi guadagnai la possibilità di muovermi a mio piacimento per tutta la casa, senza più essere segregato da solo in una stanza.
E, nell’arco di pochi giorni, la convivenza divenne veramente piacevole, soprattutto perché ora potevo spazzolare tutte quelle ciotole nelle quali i miei nuovi amici, un po’ schizzinosi, lasciavano sovente degli avanzi. Si capiva che non avevano fatto vita di strada! O forse anche questo era un modo per dimostrarmi la loro simpatia?
Incominciavo a pensare di essere stato fortunato. Essere accolto con così tanta generosità fu un evento che mi infuse fiducia e contribuì alla mia riabilitazione psico-fisica.
Certo, pareva strano che proprio dei gatti — creature misteriose e difficilmente codificabili — fossero gli artefici della mia guarigione!
Apparentemente distratti e concentrati su se stessi, sono poi, inaspettatamente, in grado di stupirti per generosità e affettuosità.
E siccome loro dimostrarono così tanta magnanimità, imparai persino ad accettare la loro stretta vicinanza quando era ora di riposarsi: sulla cuccia o sui divani, non appena qualcuno iniziava il riposino, era inevitabile il formarsi di un’ammucchiata di calde coccole e strani ronzii gutturali.
In principio quel particolare rumore mi preoccupava. “Ecco,” pensavo “mi stanno già ringhiando. E se fosse il segnale di un attacco improvviso?” Mi spiegarono poi che non si trattava di ringhi minacciosi, bensì di “fusa”: un modo unico e speciale di creare atmosfere accoglienti e intime tipico dei felini. Beh, mi ci abituai in fretta a questa buffa e dolce ninna nanna!
Anche il movimento delle loro code non corrispondeva esattamente al linguaggio corporeo a cui noi cani siamo abituati. Infatti, mentre i gatti agitano la coda quando vogliono comunicare uno stato d’animo di nervosismo, noi cani la dimeniamo allegramente per far sapere che approviamo la situazione. Lo stesso segnale per due condizioni diametralmente opposte! Quando loro vogliono dire: “Occhio che sono nervoso, statemi alla larga!”, noi possiamo benissimo fraintendere: “Ma come sono contento di vederti!”.
Imparai, comunque, a capire e ad accettare anche questa differenza, sempre più convinto che l’integrazione delle diversità sia l’unica via per il vero arricchimento personale e collettivo.
Tutto questo stava succedendo proprio a me, randagio incallito e bulletto di quartiere… e se penso che il tutto si stava realizzando a solo un mese dal giorno del mio “incidente”, mi sembrava un vero miracolo!
Forse il miracolo di un’Umana che, invece di far finta di niente e girarsi dall’altra parte, ebbe il coraggio di fermarsi e di raccogliermi ferito e arrabbiato. Il miracolo di quando gli umani non pensano solo alla propria sopravvivenza, ma estendono la responsabilità di curare la propria Vita curando ciò che di malato c’è intorno a loro, anche se ha una forma diversa dalla loro.
Questi Umani fanno una bella differenza in questo mondo e, comunque, mi pare che ce ne siano tanti che dedicano il loro tempo alle bestiole in difficoltà…
Mica tutti sono cattivi ed egoisti!!!
Di umanità sana se ne può trovare ancora, e queste persone possono, con l’esempio, indurre altri simili a cambiare in meglio.
Se sono cambiato io… allora può farlo chiunque! Basta volerlo!!!
Man mano che lei prodigava amore e cure, le mie difese e le mie corazze si sgretolavano. Sempre più spesso mi ritrovavo a guardarla con occhi stralunati, diviso tra una sensazione di incredulità e un sentimento sempre più simile all’innamoramento…
Ora comprendevo la necessità di tenermi inizialmente all’oscuro della presenza degli altri coinquilini, nonché carissimi amici della padrona di casa. Voleva proteggerli dalla mia irruenza primitiva e, nel contempo, voleva evitarmi ulteriori traumi. Lei aveva infatti intuito che io non ero abituato all’idea democratica di una collettività promiscua e di cultura “multietnica”, ma confidava nella saggezza dei suoi gatti. Una saggezza che, effettivamente, misero in campo con grande adattabilità e affabilità.
Ancora una volta la mia amica Umana aveva dimostrato di conoscermi molto bene, sia nel mio vecchio atteggiamento aggressivo sia nella mia capacità di superarlo; fu grazie a tutto ciò che io iniziai a concedermi di vivere con serenità la nuova situazione.
E per quanto riguarda le relazioni con i miei nuovi amici felini, le cose andavano sempre meglio.
Il più affettuoso con me rimase, nel tempo, Micky, proprio quello che per primo mi diede il benvenuto con lo struscio. La nostra particolare simpatia reciproca durò proprio per sempre.
Anche con gli altri, andò sempre tutto bene, ma quella che più mi incuriosiva e impensieriva continuava ad essere Minnie.
Mi ricordava qualcuno o qualcosa, ma ancora non riuscivo a capire chi o cosa.
Naturalmente, dopo quel primo approccio in cui non feci proprio una bella figura, mi tenevo alle debite distanze da lei, anche per dimostrare il pentimento per il mio comportamento incivile. La sua era stata decisamente una risoluta lezione di educazione! E poi era un animale veramente speciale: meritava il rispetto e la devozione che l’Umana le riservava in maniera particolare.
Per quanto riguarda invece i gatti che occasionalmente incontravo per strada, ci vollero ancora un po’ di sonore sgridate da parte della mia accompagnatrice e molta buona volontà da parte mia per arrivare a non sentire più il bisogno di incalzarli in deplorevoli inseguimenti – ahimè, sciocche ed inutili dimostrazioni di prove di superiorità canina.
Non è difficile immaginarsi la mia Umana mentre, insieme ad altri abitanti del quartiere in cui viveva, si dedicava quotidianamente alla tipica attività da “gattara”, provvedendo al nutrimento dei gatti randagi che bazzicavano i cortili e i giardinetti.
Per me fu un’ottima occasione di esercitarmi con i suoi insegnamenti. Riuscii ad annullare anche in presenza di gatti sconosciuti le vetuste credenze razziste e, guarda caso, anche loro — che pure, vivendo per strada, potevano aver avuto spiacevoli occasioni di verificare l’aggressività canina — tolleravano benissimo la mia. Divenni fiero di me, e devo dire che mi scoprii veramente contento di percepire questa mia nuova veste inaspettata.
Anche lei si accorse di questo prezioso cambiamento e mi fece notare che ormai, quando ci avvicinavamo a loro con il cibo, io scodinzolavo vistosamente, felice di salutare tutti questi nuovi amici (o forse perché speravo di poter ottenere un po’ della loro pappa?).
Addirittura, tra tutti quei bei gatti, ce n’era uno che spiccava in bellezza e cordialità. Era un bel gattone nero con grandi occhi verdi, che ci accompagnava, durante la nostra abituale passeggiata della domenica. Ci aspettava al solito posto e alla solita ora per seguirci almeno per metà del percorso, saltando e giocherellando con la cordicella del mio guinzaglio.
Devo quindi ammetterlo, alla fine, superati tutti quegli stupidi preconcetti sui felini e su come noi cani dovremmo comportarci nei loro confronti, conoscere e vivere con questi gatti fu un VERO PIACERE!
Continua…

🐾 IL MIRACOLO DELLA CONVIVENZA! Chi l’avrebbe mai detto che un randagio dal passato burrascoso come Willy si sarebbe trasformato in un perfetto gentleman da salotto? Dalle camminate raso muro al rito delle “ammucchiate di fusa” sul divano, il nostro eroe ci dimostra che il cambiamento è sempre possibile quando si incontra il vero amore. Ma c’è ancora un piccolo mistero che ronza nella testolina di Willy: perché lo sguardo della saggia Minnie gli ricorda così tanto qualcosa… o qualcuno? Per scoprirlo, non perdetevi i prossimi capitoli! Iscrivetevi al blog per rimanere aggiornati!
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💬 SPAZIO AI LETTORI: Il linguaggio degli animali è un mondo affascinante: basti pensare alla coda, che per un cane significa gioia e per un gatto nervosismo! Anche a voi è capitato di assistere a divertenti malintesi “linguistici” tra i vostri pelosetti? Raccontatemi le vostre storie nei commenti!
La favola di Willy il temerario è tratta dal libro “Agenti speciali, alieni o angeli custodi?”.


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