L'Arte al Femminile



 

Zehra Dogan



Zehra Dogan è nata a Diyarbakir, una città del sudest della Turchia, situata lungo le sponde del fiume Tigri, e capoluogo della provincia omonima.
È nota principalmente come città di interesse culturale, per il suo ricco folklore e per la produzione di angurie.
È inoltre una delle città turche a contare la maggior presenza di Curdi, tanto da essere talvolta definita, dai curdi stessi e da alcuni osservatori esterni, come "la capitale del Kurdistan turco". Questa definizione non è comunque ufficiale, né tantomeno accettata dal governo di Ankara. Zehra Dogan è un'artista e giornalista curda con cittadinanza turca.
È la direttrice di Jinha, un'agenzia di stampa curda femminista con un personale tutto femminile.
Da febbraio 2016 Dogan ha vissuto a Nusaybin, una città turca al confine con la Siria.
Dopo la repressione del tentativo fallito a luglio 2016 di colpo di Stato del 2016, la cancelliera Angela Merkel chiede allo Stato maggiore impegno la liberazione di artisti, giornalisti e altre figure del mondo della cultura ancora imprigionate in Turchia proprio a seguito dello stesso tentativo di golpe. La reazione governativa portò alla chiusura di tre agenzie di stampa, sedici canali televisivi, quarantacinque giornali, quindici riviste, e ben quarantasette giornalisti vennero arrestati. Fra questi arresti vi è anche Zehra Dogan: il 21 luglio mentre era seduta in un bar a Nusaybin, viene arrestata non per il suo lavoro con l’agenzia di stampa Jinha, ma per la sua ricerca artistica, per aver dipinto la distruzione della città di Nusaybin. Nel dipinto incriminato sono rappresentate bandiere turche sulle macerie di edifici distrutti dalle forze di sicurezza turche a Mardin. Viene quindi accusata di avere legami con il gruppo militante PKK. in perenne lotta per i diritti dei curdi. Il 2 marzo 2017 viene assolta dall'accusa di appartenenza all'organizzazione illegale, ma è stata condannata a 2 anni, 9 mesi e 22 giorni di carcere per aver pubblicato il dipinto sui social media.



Clicca per ingrandire


In attesa di essere processata per aver mostrato al mondo la realtà dei fatti, ha diffuso una lettera attraverso la quale traspare tutto il coraggio di chi non si piega alle discriminazioni e alle violenze subite da tutta la vita, esprimendo la ferma volontà di continuare la lotta anche dall’interno di uno dei simboli dell’oppressione.

"Ho sempre cercato di esistere attraverso i miei dipinti, le mie notizie, e la mia lotta come una donna.
Ora, anche se sono intrappolata tra le quattro mura, io continuo a pensare che ho fatto assolutamente il mio dovere in pieno.
In questo paese, buio come la notte, dove tutti i nostri diritti sono stati incrociati con sangue rosso, sapevo che stavo per essere imprigionata.
Voglio ripetere l’insegnamento di Picasso: pensi davvero che un pittore è semplicemente una persona che usa il suo pennello per dipingere insetti e fiori?
Nessun artista volta le spalle alla società; un pittore deve usare il suo pennello come arma contro gli oppressori.
Nemmeno i soldati nazisti hanno cercato Picasso a causa dei suoi dipinti, e tuttavia io sono a giudizio a causa dei miei disegni.
Terrò disegno.
Quando una donna rilascia fiumi di colori, è possibile lasciare la prigione.
Ma sono solo pennellate ...
Non dimenticate mai, è la mia mano che tiene il pennello!"

(http://earthriot.altervista.org/blog/3720-2/)



Clicca per ingrandire




Clicca per ingrandire




Clicca per ingrandire


Il 16 marzo 2018 lo "street artist" britannico Banksy, da sempre attento alle vicende politiche mediorientali, ha dedicato il suo ultimo lavoro alla pittrice e giornalista curda Zehra Dogan, a New York, sul muro che ha ospitato negli anni 80 le opere di Keith Haring e di Juan Dubose. Tante sbarre quanti sono i giorni che lei ha trascorso in prigione, il ritratto di Zehra dietro le sbarre e una matita in mano, con l’hashtag #freezehradogan dipinto nell'angolo in basso a destra,il nuovo graffito è un omaggio alla femminista ventinovenne imprigionata da Erdogan proprio per un dipinto che raffigurava le distruzioni e i massacri delle forze di sicurezza turche nel distretto di Nusaybin, al confine tra Siria e Turchia. L'immagine di questo dipinto viene proiettata al di sopra del murales.



Clicca per ingrandire