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Biografia di

 

  • Maria Montessori
  •  

    «La persona che parla, disperdendo per l'atmosfera dei suoni articolati non è sufficiente. Bisogna che la parola diventi permanente, si solidifichi sugli oggetti, si riproduca con le macchine, viaggi attraverso i mezzi di comunicazione, raccolga i pensieri di persone lontane, e possa quindi eternarsi in modo da fissare le idee nel susseguirsi delle generazioni. [...]
    Per questo è che, mancando del linguaggio scritto, un uomo rimane fuori della società.»

    «Io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo»
    Epitaffio sulla tomba di Maria Montessori

    I suoi libri



    Ho selezionato in questo settore il libro di Maria Montessori intitolato "La scuola e' liberta'" e il testo "Educare alla liberta'" in rappresentanza della foltissima produzione letteraria della stessa, perchè ritenngoo che il pensiero della D.ssa Montessori sia effettivamente un pensiero così moderno ed innovativo, tanto da essere ancora non completamente compreso anche nei giorni nostri.
    Tempi fatti di fretta, di consumismo anche dei bei pensieri e dei bei momenti, dove l'educazione delle nuove generazioni viene condizionata a meri ideali di convenienza economica, incanalata in stretti binari volti e rivolti a condizionare sempre più persone a credere di sapere tutto, senza conoscere niente...
    La libertà di pensiero è, invece, continuo desiderio di ampliare la conoscenza, con il costante desiderio di migliorare se stessi per apportare un costante miglioramento al mondo che viviamo.

    Per la biografia della Montessori, ho scelto di appoggiarmi a Wikipedia, ma invitiamo per approfondimenti alla lettura del libro di Paola Giovetti intitolato "Maria Montessori" - "Una biografia".

    Leggendo la sua storia, ci si domanda come una persona vissuta tra il 1800 e il 1900 possa aver fatto così tanto nel corso della sua vita, in tempi durante i quali non esistevano tutti quegli strumenti tecnologici di cui oggi non sapremmo più farne a meno...

    MARIA MONTESSORI
    Maria Tecla Artemisia Montessori (Chiaravalle, 31 agosto 1870 - Noordwijk (Paesi Bassi), 6 maggio 1952) è stata un'educatrice, pedagogista, filosofa, medico e scienziata italiana, internazionalmente nota per il metodo educativo che prende il suo nome, adottato in migliaia di scuole materne, primarie, secondarie e superiori in tutto il mondo; fu tra le prime donne a laurearsi in medicina in Italia.


    Figlia di Alessandro Montessori, emiliano, e di Renilde Stoppani, marchigiana, Maria nacque in un'abitazione al civico 10 di Piazza Mazzini a Chiaravalle, a pochi chilometri da Ancona.
    I genitori erano persone istruite e sensibili alle nuove idee politiche che parlavano di unità italiana.
    Il padre Alessandro era nato a Ferrara e dopo aver lavorato come impiegato di concetto nelle saline di Comacchio, negli anni settanta era stato trasferito a Chiaravalle per un lavoro di controllo.
    È in questo luogo che incontrò la donna con la quale poi si sarebbe sposato, Renilde Stoppani.
    Nei suoi scritti il padre ci dà preziose informazioni sulla crescita e sullo sviluppo di Maria.
    La madre Renilde (1840-1912) era originaria di Monte San Vito, paese nelle vicinanze di Chiaravalle, e proveniva da una famiglia di piccoli proprietari terrieri; era una donna istruita e amava molto la lettura.
    Come il padre anche lei era cattolica, con una spiccata simpatia per gli ideali risorgimentali.
    Tramite la madre, Maria era nipote di Antonio Stoppani, abate e naturalista, ancor oggi celebre per essere stato autore del fortunato volume "Il Bel Paese".
    Lo Stoppani era una figura importante del cattolicesimo rosminianoed essendo abate e insieme scienziato mostrava con la sua stessa vita la possibilità della coesistenza armonica tra fede e ragione.
    La giovane Maria Montessori ebbe nell'abate Stoppani un punto di riferimento e nella madre un costante sostegno alle sue idee innovative e alle sue scelte di vita insolite per l'epoca, anche in contrasto con un certo conservatorismo del padre.
    Maria Montessori rimase legata alla sua terra natale: nel 1971 il figlio Mario, durante l'inaugurazione della nuova scuola Montessori di Ancona, raccontò che la madre, al ritorno dall'India, nell'estate del 1950, aveva espresso il desiderio di rivedere i luoghi in cui era vissuta.
    Con il figlio infatti si recò ad Ancona e a Chiaravalle, dove disse: 'Adesso sono contenta; adesso anche se muoio ho rivisto il mio paese'.
    Nel febbraio del 1873 Alessandro venne trasferito a Firenze dove rimarrà con la famiglia per due anni.
    Pochi anni dopo la famiglia affrontò un altro trasferimento: a Roma, divenuta da poco capitale; Maria venne iscritta alla scuola preparatoria comunale di Rio Ponte.
    Fin da piccola Maria si era dimostrata vivace. Gli studi elementari non erano stati molto brillanti, a causa di problemi di salute tra cui una lunga rosolia.
    Studiò francese e pianoforte, che abbandonò presto. Verso gli undici anni cominciò ad appassionarsi agli studi.
    La sua passione giovanile era l'arte drammatica.
    Eccellente in italiano, presentava però lacune in grammatica e matematica.
    Nel febbraio del 1884 si era aperta a Roma una scuola governativa femminile: la "Regia scuola tecnica" (oggi Istituto Tecnico "Leonardo Da Vinci", in via degli Annibaldi).
    La fondazione di questa scuola rientrava nel piano di politica scolastica dell'Italia post-unitaria.
    Maria fu tra le prime dieci alunne e si diplomò con 137/160.

    Fin dai primi anni di studio questa colta ragazza manifesta interesse per le materie scientifiche, soprattutto matematica e biologia, una circostanza che le causerà contrasti con il padre, il quale avrebbe voluto avviarla alla carriera d'insegnante; la madre, invece, non smise mai di sostenerla.
    Maria Montessori non poté inizialmente iscriversi alla facoltà di Medicina, come era sua ferma intenzione, per la mancanza del diploma di maturità classica.
    Per superare la difficoltà all'iscrizione, s'iscrisse alla Facoltà di Scienze e dopo due anni poté trasferirsi presso la Facoltà di Medicina dell'Università "La Sapienza" di Roma, sostenuta dal ministro Baccelli ed anche da papa Leone XIII, che dichiarò: 'Tra tutte le professioni, quella più adatta per una donna è proprio quella di medico'.
    Per la Montessori, particolarmente importanti per il futuro impegno a favore dei bambini dei quartieri poveri di Roma, furono le lezioni di igiene sperimentale, tenute dal professor Angelo Celli, marchigiano come lei, che era fermamente convinto che alcune malattie molto diffuse, come la malaria e la tubercolosi, non erano dovute ad una incapacità della scienza medica, ma erano espressione di marginalità sociale e dunque si sarebbero potute debellare solo con l'impegno dello Stato.
    Nel 1896, sarà la terza donna italiana a laurearsi in medicina, con la specializzazione in psichiatria Maria si dedica con passione e metodo alla ricerca in laboratorio. Oltre ai corsi di batteriologia e microscopia, segue il corso di ingegneria sperimentale. Studia anche pediatria all'Ospedale dei bambini, le malattie delle donne nei reparti del San Giovanni (Roma), e quelle degli uomini al Santo Spirito (Roma) (due ospedali ancora attivi). Maria è una studentessa molto capace, tanto che vincerà un premio di mille lire dalla Fondazione Rolli per un lavoro in patologia generale.
    Nel 1895 Maria vince un posto di "aggiunto in medicina" degli ospedali con il diritto di entrare nella Società Lancisiana, riservata ai dottori e professori degli ospedali di Roma.
    Il suo curriculum risulta eccellente in igiene, psichiatria e pediatria, materie che saranno alla base delle sue future scelte.
    Negli anni che precedono la laurea, i suoi impegni di studio si orienteranno sempre più verso ricerche di tipo sperimentale in laboratorio e di osservazione nelle sale del manicomio dell'ospedale di Santa Maria della Pietà di Monte Mario (Roma).
    Durante la preparazione della sua tesi, frequenta le lezioni di Antropologia fisica (o biologica) tenute da Giuseppe Sergi. La tesi, che discuterà il 10 luglio del 1896, è a carattere sperimentale: quasi cento pagine scritte a mano che portano il titolo "Contributo clinico allo studio delle allucinazioni a contenuto antagonistico".

    Ottiene la nomina di assistente presso la clinica psichiatrica dell'Università di Roma, in collaborazione con Giuseppe Ferruccio Montesano (con cui ha un sodalizio professionale e affettivo), dedicandosi al recupero dei bambini e delle bambine con problemi psichici, al tempo definiti anormali.
    Il lavoro in clinica la porta ad entrare materialmente in contatto con gli ambienti scientifici di Regno Unito e Francia.
    Nasce così il suo interesse per la letteratura scientifica francese del primo Ottocento a proposito dei casi di fanciulli selvaggi, allevati da animali, ritrovati in zone isolate nel corso del Settecento, e per gli esperimenti rieducativi tentati da Jean Marc Itard (1765-1835). Attira inoltre la sua attenzione il lavoro svolto da Itard e dal suo collaboratore, Edouard Seguin (1812-1880), riguardo alla possibilità di inserimento nella comunità dei bambini e delle bambine anormali, attraverso un percorso di educazione adeguato.
    Proprio la partecipazione a numerosi convegni pedagogici, in varie città europee, le permetterà di entrare in contatto con la scuola di Itard e Seguin e di apprendere i loro metodi sperimentali di rieducazione dei minorati mentali.

    Contribuisce con il suo impegno all'emancipazione femminile.
    Partecipa al Congresso Femminile di Berlino nel 1896 in veste di rappresentante dell'Italia.
    È rimasto famoso un suo intervento in tale sede sul diritto alla parità salariale tra donne e uomini.
    In quell'occasione le donne operaie della sua cittadina natale, Chiaravalle, raccolgono una somma per contribuire alle spese di viaggio.
    Partecipa anche al successivo Congresso Femminile di Londra (1899).
    Nel 1898 presenta a Torino, al congresso pedagogico, i risultati delle sue prime ricerche e, dopo breve tempo, diventa direttrice della scuola magistrale ortofrenica di Roma.
    Con lo spostamento dei suoi interessi sul lato dell'educazione, decide di rinnovare le sue basi culturali laureandosi in filosofia.
    I suoi successi scientifici, conseguiti in un'atmosfera culturale fortemente influenzata dal positivismo, le valgono riconoscimenti e borse di studio, e la portano a partecipare a una ricerca sui bambini ritardati con un collega, Giuseppe Montesano, a cui si lega sentimentalmente.
    Dalla relazione con il Montesano nasce, nel 1898, un figlio, Mario, che Maria partorisce di nascosto e affida a una famiglia di Vicovaro (un paesino del Lazio), precisamente alle cure di Vittoria Pasquali, e successivamente lo fa iscrivere in un collegio.
    Dopo la morte di sua madre, Maria può prendere il figlio, ormai quattordicenne, a vivere con sé, dicendo che è un nipote (la verità fu rivelata solo nel suo testamento).
    Successivamente, il rapporto con Montesano finisce in modo drammatico; dal momento in cui Maria Montessori apprende che Montesano avrebbe sposato un'altra donna, prende a vestirsi solo di nero, in lutto eterno per quell'amore finito.
    La rinuncia al figlio, unita alla fine della sua storia d'amore, segnano senza dubbio cambiamenti fondamentali nella sua vita. Nel 1899 aderisce alla Società Teosofica, alla quale rimarrà legata negli anni a venire, tanto che si troverà a passare gli anni della seconda guerra mondiale ad Adyar, nella sede internazionale della società, sia pure in domicilio coatto, essendo cittadina italiana e quindi di un paese bellingerante nemico.
    Come scrive Lucetta Scaraffia: «...non si trattò di un'adesione superficiale: il pensiero pedagogico della Montessori, i suoi scritti filosofico-femministi riportano notevoli tracce dell'influenza teosofica».
    Nel 1903 viene nominata Medico Assistente di II Classe nei ruoli del Personale Direttivo della Croce Rossa Italiana con un grado militare assimilabile a quello di Sottotenente, a disposizione per i servizi degli Ospedali Territoriali della C.R.I. Nel 1904 consegue la libera docenza in antropologia ed ha dunque l'opportunità di occuparsi dell'organizzazione educativa degli asili infantili. A tal fine, nel 1907, a San Lorenzo, apre la prima Casa dei Bambini, in cui applica una nuova concezione di scuola d'infanzia: "Il metodo della pedagogia scientifica", volume scritto e pubblicato a Città di Castello (Perugia) durante il primo corso di specializzazione (1909). Il testo viene tradotto e accolto in tutto il mondo con grande entusiasmo.
    Al suo arrivo negli Stati Uniti, nel 1913, il New York Tribune la presenta come the most interesting woman of Europe (la donna più interessante d'Europa).
    Da quel momento, il suo metodo riscuoterà un buon interesse nel Nord America, col tempo poi affievolitosi, fino al ritorno in auge sostenuto da Nancy McCormick Rambusch, fondatrice, nel 1960, della Società Montessori Americana. Dal successo dell'esperimento romano nasce il movimento montessoriano, dal quale nel 1924 avrà origine la "Scuola magistrale Montessori" e l'"Opera Nazionale Montessori", eretta, quest'ultima, in Ente morale e volta alla conoscenza, alla diffusione, all'attuazione e alla tutela del suo metodo. Maria Montessori ne diviene Presidente onoraria.

    La Montessori e il Fascismo
    Interrogarsi sulla posizione politica di Maria Montessori nel corso della sua vita significa trovarsi di fronte ad una matassa non facile da dipanare.
    La sua collocazione, del resto, non è affatto scontata: alcuni critici a sinistra l'hanno giudicata di destra per le tante scuole private aperte a suo nome e per le sue amicizie altolocate. D'altra parte, in casa idealista non piaceva l'importanza da lei data alla ricerca scientifica, né a destra si apprezzavano le concrete indicazioni per garantire criteri di uguaglianza e non classi basate su giudizi elitari e competizione continua.
    In principio Maria accetta l'appoggio di Mussolini, interessato a risolvere il problema dell'analfabetismo con le Case dei Bambini, ma probabilmente anche a trarre vantaggi personali dal prestigio internazionale della Montessori.
    Nel 1914 Maria Montessori si trasferisce con il figlio in Spagna, ove rimane fin oltre il termine del conflitto mondiale.
    Rientrata in Italia nel 1924, viene ricevuta da papa Benedetto XV e ottiene anche il plauso fascista:
    « Il telegrafo Marconi ed il metodo Montessori esprimono due forze, due genialità congiunte nel nome augusto della Patria per compiere il disegno che certamente la Provvidenza di Dio ha tracciato »
    (Benito Mussolini, nel discorso per festeggiare il rientro in patria della Montessori.)
    Nello stesso anno si svolge a Milano un corso con le lodi del Regime e la Società degli amici del metodo viene trasformata in Ente morale, prendendo il nome di Opera Nazionale Montessori, con sedi a Napoli ed a Roma, con presidente onorario lo stesso Benito Mussolini.
    Nei primi anni venti Mussolini favorisce i progetti per il risanamento dello zone malariche.
    Tuttavia le piccole scuole, non direttamente volute da lui, gli danno lustro e fastidio allo stesso tempo, forse perché non esercita sul progetto un controllo totale (se ne occupa anche Maria Josè di Savoia che per il fascismo non ha molta simpatia).
    È questo il periodo in cui domina sul piano culturale l'idealismo di Croce e di Gentile: diversi su alcuni aspetti ma entrambi sostenitori di un attacco frontale nei confronti di una educazione scientifica e dunque dell'impostazione positiva che caratterizza anche il metodo montessoriano.
    Intanto nel 1923 inizia la bonifica dell'Agro Pontino. Nello stesso anno il direttore generale per il settore educativo, Giuseppe Lombardo Radice, che negli anni precedenti si era mostrato a favore del metodo Montessori, muove a Maria una serie di pesanti critiche: l'accusa di aver rubato idee a Rosa e Carolina Agazzi, sostenendo che solo le due sorelle bresciane avevano elaborato un metodo veramente "italiano".
    Sulla scia di Lombardo Radice arrivano altre critiche. Montessori viene definita "abile ammaliatrice", "camuffatrice", "affarista".
    Ancora una volta Maria lascia cadere le critiche, come se non la riguardassero, ma da allora i rapporti con il fascismo cominciano a deteriorarsi.
    Proprio lasciando cadere nel nulla le critiche che le venivano rivolte la Montessori poté organizzare nel 1926 il primo corso di formazione nazionale che preparava gli insegnanti a seguire il suo metodo.
    Tra l'altro, nonostante le accuse di poca italianità, Mussolini in persona sosteneva la Montessori, ritenendo che la fama internazionale che ella aveva raggiunto fosse un vanto per l'Italia; il capo del fascismo ricoprì addirittura la carica di presidente onorario del corso e donò dal proprio fondo personale un sussidio di lire 10.000 a favore dell'Opera.
    Il corso si tenne a Milano e vi parteciparono ben 180 maestri.
    Essi provenivano soprattutto dalle zone più vicine alla sede del corso (Lombardia e Veneto) e dalle Marche, terra natale della Montessori; altri partecipanti provenivano da Roma.
    Il corso durò sei mesi ed aveva il patrocinio del governo fascista.
    Terminati i corsi internazionali svolti a Roma nel 1930 e nel 1931 e le conferenze all'estero, soprattutto quella di Ginevra sulla pace che ha risonanza internazionale, l'equivoco di fondo tra i due opposti inconciliabili si chiarisce; nel 1934 arriva l'ordine di chiusura di tutte le scuole Montessori, sia per adulti che per bambini, fatta eccezione per due o tre classi che vivranno nella semiclandestinità.
    Nello stesso anno anche Hitler ordina la chiusura delle scuole Montessori in Germania e Austria.
    Nel 1936 il Regime chiude per ordine del ministro De Vecchi anche la Regia scuola triennale del Metodo Montessori, che a Roma preparava i maestri fin dal 1928. Nel 1933 esce La pace e l'educazione, ma Maria Montessori è ormai emarginata dalla cultura fascista.
    Nel 1933 Maria e il figlio, Mario Montessori, decidono di dimettersi dall'Opera Nazionale, che in pratica verrà definitivamente chiusa dal fascismo nel 1936, insieme alla "Scuola di metodo" operante a Roma dal 1928. A causa degli ormai insanabili contrasti con il regime fascista, è costretta ad abbandonare l'Italia nel 1934.

    I viaggi e le ultime attività
    Continuano così i suoi viaggi in vari paesi per diffondere la propria teoria educativa. Si reca in India, dove viene sorpresa dallo scoppio della seconda guerra mondiale, e dove viene internata, insieme al figlio, in quanto cittadina di un paese nemico.
    Viene rilasciata nel 1944 e torna poi in Europa nel 1946, accolta ovunque con onori.
    Al suo rientro in Italia, nel 1947, si preoccupa innanzitutto di ricostruire l'Opera Nazionale alla quale vengono affidati praticamente gli stessi compiti previsti dallo statuto del 1924, la cui attuazione e il cui sviluppo venne favorito anche attraverso la presenza di "Vita dell'infanzia" di cui ispirò e determinò la nascita.
    Grazie all'impulso datole da Maria Jervolino e Salvatore Valitutti, l'Opera Montessori poté riprendere e sviluppare le proprie finalità valorizzando i principi pedagogici della fondatrice e diffondendo la conoscenza e l'attuazione del Metodo.
    A causa di una grave crisi finanziaria ed organizzativa ne fu commissariata la gestione fino al 1986, quando, completamente risanata, riacquistò la propria fisionomia statutaria che ancor oggi la caratterizza.
    Trasferitasi temporaneamente presso amici nella città di Noordwijk, nei Paesi Bassi, viene richiesto nel 1951 il suo aiuto dalla nazione del Ghana, di imminente costituzione, per organizzarne l'ordinamento scolastico.
    Incerta se accettare, fortemente dissuasa dal figlio che teme per la sua salute a causa di un viaggio così lungo, Maria Montessori muore il 6 maggio 1952 a Noordwijk.
    Sulla sua tomba si legge, in lingua italiana: «Io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo».
    Esiste una bibliografia montessoriana molto vasta e articolata, ciononostante risultano non ancora tradotte in Italia alcune classiche opere biografiche sulla studiosa.

    Pensiero pedagogico
    Il metodo montessoriano parte dallo studio dei bambini e delle bambine con problemi psichici, espandendosi allo studio dell'educazione per tutti i bambini.
    La Montessori stessa sosteneva che il metodo applicato su persone "frenasteniche" aveva effetti stimolanti anche se applicato all'educazione di bambini normali. Il suo pensiero identifica il "bambino come essere completo, capace di sviluppare energie creative e possessore di disposizioni morali", che l'adulto ha ormai compresso dentro di sé rendendole inattive. Il principio fondamentale deve essere la "libertà dell'allievo", poiché solo la libertà favorisce la creatività del bambino già presente nella sua natura.
    Elaborò strumenti pratici didattici per comprendere meglio la geometria e la matematica, come il cubo del trinomio, la torre rosa, gli incastri metallici (blu e rossi), i solidi geometrici, i triangoli costruttori, un abaco che visualizza i numeri da uno a dieci, rappresentati con perline assemblate a formare il numero stesso, il suo quadrato (in forma lineare e bidimensionale), il suo cubo (in forma lineare e tridimensionale).

    Dalla libertà deve emergere la disciplina.
    Per Maria Montessori la disciplina deriva dal "lavoro libero"; essa nasce solo quando nel bambino emerge l'interesse autentico, ossia quando egli "sceglie" il lavoro assecondando il proprio istinto, capace di procurare uno stato di raccoglimento assoluto.
    Compito dell'insegnante sarà lavorare al mantenimento di questo stato tramite l'educazione al movimento.
    Secondo Maria Montessori è proprio il movimento a giocare un ruolo centrale, poiché la personalità si forma con il crescere all'unisono di facoltà psichiche e facoltà motorie.
    È quando il bambino impara a muoversi seguendo uno scopo che sia connesso con l'attività psichica che saprà dirigere la propria volontà; solo allora sarà disciplinato.
    Per questo motivo il lavoro nelle "Case dei Bambini" è basato sul movimento; entrando in un ambiente costruito a sua misura, con materiali ideati per l'utilizzo autonomo dalla stessa Montessori, il bambino può scegliere la propria attività, seguendo l'istinto, svegliando l'interesse e la concentrazione.
    Un bambino concentrato non è ancora un bambino disciplinato perché un bambino disciplinato è capace di orientare la propria volontà al raggiungimento di un fine.
    La volontà si rinforza e si sviluppa con esercizi metodici. L'insegnante aiuterà il bambino in questo processo con attività previste dal metodo chiamate "lezioni di silenzio" nelle quali egli sperimenterà l'immobilità perfetta, l'attenzione nel percepire il suono del proprio nome pronunciato da lontano, movimenti leggeri coordinati allo scopo di non urtare oggetti.
    Solamente quando il bambino sarà in grado di orientare la propria volontà ad un fine, saprà obbedire ed essere quindi disciplinato.
    L'adulto, dice la Montessori, quando richiede la disciplina e l'obbedienza al bambino trascura quasi sempre la volontà di questo; gli propone un modello da imitare: «fai come faccio io!», oppure un comando diretto: «stai fermo!», «stai zitto!».
    Bisogna domandarsi: «come può il bambino scegliere di obbedire se ancora non ha sviluppato la volontà?».
    La risposta è contenuta in questo nodo teorico districato dalla Montessori: dalla libertà alla disciplina.
    Un individuo disciplinato è capace di regolarsi da solo quando sarà necessario seguire delle regole di vita.
    Il periodo infantile è un periodo di enorme creatività, è una fase della vita in cui la mente del bambino assorbe le caratteristiche dell'ambiente circostante facendole proprie, crescendo per mezzo di esse, in modo naturale e spontaneo, senza dover compiere alcuno sforzo cognitivo.
    Con la Montessori molte regole dell'educazione consolidate nei primi anni del secolo cambiarono.
    I bambini "subnormali" venivano trattati con rispetto, venivano organizzate per loro delle attività didattiche.
    I bambini dovevano imparare a prendersi cura di sé stessi e venivano incoraggiati a prendere decisioni autonome.
    La Montessori sviluppò tutto il suo pensiero pedagogico partendo da una costruttiva critica della psicologia scientifica, corrente di pensiero affermatasi nei primi anni del secolo. L'equivoco di base della psicologia scientifica era da ricercare nella sua illusione di fondo, secondo la quale erano sufficienti una "osservazione pura e semplice" e una "misurazione scientifica" per creare una scuola nuova, rinnovata ed efficiente.
    Il pensiero pedagogico montessoriano riparte dalla "pedagogia scientifica". Infatti l'introduzione della scienza nel campo dell'educazione è il primo passo fondamentale per poter costruire un'osservazione obiettiva dell'oggetto.
    L'oggetto dell'osservazione non è il bambino in sé, ma la scoperta del bambino nella sua spontaneità ed autenticità.
    Infine, della scuola tradizionale infantile Maria Montessori critica il fatto che, in essa, tutto l'ambiente sia pensato a misura di adulto.
    In un ambiente così concepito, il bambino non si trova a suo agio e quindi nelle condizioni per poter agire spontaneamente.
    Maria Montessori definisce il bambino come un "embrione spirituale" nel quale lo sviluppo delle funzioni mentali superiori si associa allo sviluppo biologico, per sottolineare che, alla nascita, niente è già preformato in lui, ma sono presenti delle "nebule" (oggi diremmo potenzialità che esprimono bisogni specie-specifici antropo-evolutivi del bambino, che l'ambiente deve soddisfare), le quali hanno il potere di svilupparsi spontaneamente, ma solo a spese dell'ambiente, solo assimilando dall'ambiente esterno gli elementi necessari per la costruzione delle funzioni mentali superiori.
    Nello sviluppo dell'attività nervosa superiore sono presenti dei periodi sensitivi, definiti nebule, cioè periodi specifici in cui si sviluppano particolari capacità.
    Maria Montessori definisce "mente assorbente" questa tendenza del bambino nei primi anni di vita all'assorbimento inconsapevole dei dati del suo ambiente, sottolineando la specificità dei processi mentali infantili rispetto a quelli dell'adulto. Ecco perché l'embrione umano deve nascere prima di completarsi e si può sviluppare solo dopo la nascita, perché le sue potenzialità devono essere stimolate dall'ambiente.
    Queste "nebule", alla luce della neuropedagogia antropoevolutiva, sono definibili come potenzialità e mappe bio-neurali o, più in generale, come "potenzialità plastiche del cervello" ed esprimono dei bisogni specie-specifici da soddisfare.
    Per un esito maggiormente efficace, ciò deve avvenire nei periodi che la Montessori definisce "sensitivi", ad esempio quello per lo sviluppo della motricità fine, che dai 3 ai 4 anni consente già di impugnare correttamente lo strumento della scrittura, grazie all'affinamento dell'opposizione indice-pollice, e anche di raccogliere briciole di pane.

    Educazione Cosmica
    Tipico delle scuole Montessori è l'insegnamento dell'Educazione Cosmica, che abbraccia i concetti di educazione ecologica, educazione alla pace ed educazione alla mondialità.
    Lo scopo di essa è guidare il bambino verso l'amore per la vita. Punto cardine dell'educazione cosmica montessoriana è il continuo rimando dall'esperienza personale a quella universale, dal concreto all'astratto, dall'analisi alla sintesi.
    I motti sono: "Diamo il mondo al bambino", da cui deriva "Visione sintetica del mondo"; "Gettiamo i semi di tutte le scienze", da cui deriva "Visione analitica del mondo".
    La nascita del concetto di educazione cosmica montessoriana viene fatta risalire al 1942, quando, a causa della guerra, Maria Montessori e suo figlio Mario sono confinati nelle colline indiane, a Kodaikanal, ed insegnano ai bambini tra i due e i dodici anni.
    La cultura indiana e la figura di George Arundale, presidente della Società teosofica, certo ispirarono la Montessori in quegli anni.

    Le "Case dei bambini"
    Nel 1906 l'Istituto Romano Beni Stabili, diretto da Edoardo Talamo, decide la costruzione di 58 nuovi palazzi nel quartiere San Lorenzo in Roma, utilizzando maestranze non particolarmente qualificate.
    Per risolvere il problema dei figli dei lavoratori, Talamo si rivolge a Maria Montessori. Nel 1907 fonda così la prima "casa dei bambini", destinata non più ai bambini portatori di handicap ma ai figli degli abitanti del quartiere San Lorenzo di Roma.
    Si tratta di una casa speciale, "non costruita per i bambini ma è una casa dei bambini".
    È ordinata in maniera tale che i bambini la sentano veramente come loro.
    L'intero arredamento della casa è progettato e proporzionato alle possibilità del bambino. In questo ambiente il bambino interagisce attivamente con il materiale proposto, mostrandosi concentrato, creativo e volenteroso.
    Il bambino trova un ambiente per potersi esprimere in maniera originale e allo stesso tempo apprende gli aspetti fondamentali della vita comunitaria.
    Essenziale è la partecipazione dei genitori per la cura della salute e dell'igiene come prerequisito per la scuola.
    Il compito dell'insegnante è l'organizzazione dell'ambiente.
    Deve attendere che i bambini si concentrino su un determinato materiale, per poi dedicarsi all'osservazione dei comportamenti individuali. L'insegnante aiuta il bambino, lo sviluppo del quale deve compiersi secondo i ritmi naturali e in base alla personalità che il bambino dimostra.
    Nel medesimo anno fonda, sempre a San Lorenzo, una seconda Casa dei Bambini.
    Per completare il disegno dei servizi presenti all'interno del Primo quartiere popolare della Società Umanitaria di via Solari a Milano, il 18 ottobre 1908, alla presenza della stessa Montessori, l'Umanitaria inaugurava la prima Casa dei Bambini della città, dando inizio a un esperimento unico nella storia dei servizi milanesi dedicati all'infanzia.
    L'intesa con la Montessori e l'applicazione del suo metodo proseguirà, nel 1909, con l'inaugurazione di una seconda Casa dei bambini che verrà aperta nel secondo quartiere operaio dell'Umanitaria di viale Lombardia.
    Le Case dei Bambini ebbero successo anche fuori d'Italia: la prima nazione che ne sperimentò l'efficacia fu la Svizzera.

    Lotta all'analfabetismo mondiale
    In Analfabetismo mondiale, Maria Montessori sostiene l'assoluta importanza di far fronte al fenomeno dell'analfabetismo: il parlare senza saper leggere e scrivere equivale infatti a essere tagliati completamente fuori da qualsiasi ordinaria relazione tra gli uomini ritrovandosi a vivere in una condizione di menomazione linguistica che preclude i rapporti sociali e che in questo modo rende l'analfabeta un "extra-sociale".
    «La persona che parla, disperdendo per l'atmosfera dei suoni articolati non è sufficiente. Bisogna che la parola diventi permanente, si solidifichi sugli oggetti, si riproduca con le macchine, viaggi attraverso i mezzi di comunicazione, raccolga i pensieri di persone lontane, e possa quindi eternarsi in modo da fissare le idee nel susseguirsi delle generazioni. [...] Per questo è che, mancando del linguaggio scritto, un uomo rimane fuori della società.»
    Alla parola va quindi unita una ulteriore abilità che completa il linguaggio naturale aggiungendovi un'altra forma di espressione, ovvero la scrittura.
    La Montessori afferma che la potenza dell'alfabeto, la conquista più importante per tutta l'umanità, non è semplicemente quella di far capire le parole scritte nel loro senso, ma è quella di dare nuovi caratteri al linguaggio raddoppiandolo. La padronanza dell'alfabeto arricchisce l'uomo, estende i suoi poteri naturali di esprimersi, li rende permanenti, li trasmette nel tempo e nello spazio, gli permette di rivolgersi all'umanità e alle nuove generazioni.
    Partendo dall'esperienza con i bambini la Montessori indica i principi pratici per costruire un metodo, adattato e adatto alle diverse condizioni, per insegnare a leggere e a scrivere anche agli adulti.
    La prima e fondamentale fase del metodo Montessori, sia con gli adulti che con i bambini, è quella di riconoscere e scoprire i suoni del proprio linguaggio e di abbinarli al segno alfabetico corrispondente.
    In questo modo il mezzo visivo è anche uno stimolo che aiuta ad analizzare i suoni delle parole. La scrittura non fa che ripetere pochissimi segni grafici in diverse combinazioni e proprio questa consapevolezza, data dalla scoperta e dalla prova delle infinite possibilità comunicative realizzabili con le poche lettere dell'alfabeto, desterà un interesse che sarà la molla fondamentale all'apprendimento della scrittura.
    Esercizi, strumenti e tecniche, progettati e ragionati per tappe sequenziali di apprendimento, sono quindi proposti all'interno di una relazione educativa che privilegia l'esperienza e l'autonomia dello studente.
    Nel mondo ci sono 22.000 scuole Montessori di ogni grado, nidi, materne, elementari, medie e superiori.

    «...il linguaggio è lì in ogni uomo. Gli analfabeti lo posseggono, lo portano con sé. Dunque risvegliarlo, farne rendere consci i possessori, indicare che è all'interno della loro mente che bisogna ricorrere per utilizzarlo.
    Questo è un tentativo di rinnovare dalla inerzia l'intelligenza stagnante: e ciò è necessario perché bisogna proseguire ancora: e andare alla conquista effettiva del mondo stampato, dove si possono raccogliere i pensieri e gli avvertimenti degli altri uomini.»




       


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